Su base annua l’inflazione corre al 3,8%, come nel 1996. Ma di quanto sono cresciuti i prezzi negli ultimi 12 anni? Per scoprirlo si devono incrociare gli indici generali dell’Istat del 1996 con quelli di quest’anno. E le sorprese non mancano.Con un filo conduttore di fondo. Gli aumenti maggiori degli ultimi 12 anni (a parte banche ed assicurazioni) sono tutti dovuti alle politiche fiscali seguite dai diversi governi.Si scopre così che le sigarette sono cresciute dell’80%, la benzina del 62%, il gasolio dell’82,6%; ma anche la raccolta dei rifiuti urbani (il cui prezzo è legato a tariffe comunali) è salita del 65,8%.La palma dei rincari maggiori, però, va proprio ai servizi offerti da banche ed assicurazioni (e su questi prezzi la mano del fisco c’entra ma fino ad un certo punto). I servizi assicurativi sono più che raddoppiati rispetto ai valori del 1996. Per l’esattezza sono cresciuti del 135,3%. Peggio è andata per le polizze auto, salite (sempre rispetto a dodici anni fa) del 137,7%. Sfiorano, invece, il raddoppio pieno anche i prezzi pagati per i servizi bancari: cresciuti del 97,7%.In compenso, superano abbondantemente il raddoppio dei prezzi i prodotti d’oreficeria, aumentati in dodici anni del 115%. Ma alla base del rincaro va considerato l’andamento del prezzo della materia prima (l’oro) cresciuto ininterrottamente, dalla prima Guerra del Golfo in avanti.Sorprende, invece, l’andamento delle spese per l’istruzione. Quella secondaria - dicono le tabelle dell’Istat - è aumentata del 102,1%. Insomma, mandare un figlio alle medie ed al liceo costa più del doppio rispetto al 1996. Cresce meno, la metà, la spesa per l’Università, salita in questi 12 anni del 51%.E veniamo ai mezzi di trasporto. Quello più economico si conferma la bicicletta. Il prezzo delle due ruote è quello che cresce di meno rispetto a tutti: appena del 18%. Ancora più rallentata è la dinamica dei prezzi degli pneumatici, saliti dell’11% in dodici anni. Sorprende anche il minimo aumento (si fa per dire) delle imbarcazioni, cresciute «solo» del 24,8%. Mentre non sorprende il rincaro delle tariffe dei taxi, salite in 12 anni del 46%.Gli indici Istat, poi, smentiscono il luogo comune «che tutto aumenta». Ci sono voci che sono diminuite. Per esempio quelle per la comunicazione (meno 30%), per l’acquisto di telefoni (meno 62%) e di macchine fotografiche (meno 34%).In discesa del 5% anche i prezzi dei medicinali. In salita, invece, i compensi dei medici, cresciuti del 43,8%, rispetto al 1996; e dei dentisti, la cui parcella è aumentata del 38,6%: meno, quindi, rispetto a quella dei medici generici.E comunque decisamente più bassa del ritocco del listino praticato da ciabattini e rammendatrici. Rifare le scarpe oggi costa il 47% in più rispetto a dodici anni fa; fare un orlo ai pantaloni, il 41%. Comprarli nuovi, invece, costa il 31% in più.Ed ora, gli alimentari. Un chilo di pane costa il 50% esatto più che nel 1996. Nonostante le fiammate di prezzo degli ultimi mesi, un chilo di pasta è cresciuto del 37% rispetto ai listini del ’96. Così come la carne bovina è lievitata del 29%; il pollame del 40%, il pesce del 42%, il latte del 37%.In linea con questo menù, il vino, salito del 38%. Il prodotto alimentare che è cresciuto ad una velocità doppia rispetto agli altri generi alimentari, sono le patate, salite del 67%. Complice, forse, la diffusione dei fast-food. Un pranzo al ristorante è salito del 45,1%; una notte in albergo del 61%.
mercoledì 2 luglio 2008
lunedì 30 giugno 2008
'NDRANGHETA: MASCIARI, STATO MANDA AL MACELLO CHI LA COMBATTE

(AGI) - Vibo Valentia, 26 giu. - "Il taglio della scorta al magistrato della Dda Marisa Manzini e ad altri che al pari di lei sono quotidianamente impegnati nella lotta alla criminalita' organizzata e' la riprova che lo Stato, oltre a non voler combattere questo terribile fenomeno, vuole mandare al macello tutti coloro che quotidianamente lo combattono con i fatti". Ad affermarlo e' Pino Masciari, uno tra i piu' importanti testimoni di giustizia, dalla localita' segreta dove si trova con la sua famiglia da oltre 10 anni in continuo pericolo di vita per aver denunciato le cosche piu' pericolose della Calabria. "Il 19 gennaio del 2005 - denuncia l'ex imprenditore vibonese - ho presentato ricorso contro la revoca del programma di protezione al Tar del Lazio ed ancora non c'e' stata una sentenza. Come se non bastasse, adesso a subire sono anche magistrati come la Manzini che stanno lavorando giorno e notte per liberare la Calabria dalle numerose cosche che non la fanno crescere. A questo punto non ci resta altro che andare tutti a Roma, dinnanzi al palazzo del Governo per protestare con tutti i mezzi, compreso lo sciopero della fame, l'unica arma che ci resta. E a tale proposito - aggiunge Masciari - che sta ricevendo attestati di solidarieta' da tutto il Paese, c'e' gia' l'adesione non solo dei testimoni di giustizia, ma anche quella dei collaboratori e di numerose personalita' della cultura e dello spettacolo". (AGI) Red
mercoledì 4 giugno 2008
De Magistris: procura Salerno chiede archiviazione accuse

'Insussistenza di elementi penalmente rilevanti'
Catanzaro, 4 giugno 2008 - La Procura della Repubblica di Salerno ha chiesto l'archiviazione nei confronti di Luigi de Magistris, sostituto procuratore della Repubblica presso il tribunale di Catanzaro, nell'ambito dell'inchiesta avviata nei suoi confronti su denuncia di magistrati e altri soggetti coinvolti nell'inchiesta «Toghe lucane» di cui il pm in servizio nel capoluogo è titolare.
La maxi-inchiesta condotta nei confronti del pm De Magistris dalla Procura salernitana, competente per reati a carico dei magistrati del distretto catanzarese, per i reati di calunnia, abuso d'ufficio e rivelazione di segreto d'ufficio, che ha avuto ad oggetto le condotte del magistrato nelle inchieste «Poseidone», «Why not» e «Toghe lucane» è durata diversi mesi, è stata condotta dal Reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Salerno, e ne sono titolari il procuratore della Repubblica di Salerno Luigi Apicella ed il sostituto procuratore Gabriella Nuzzi, e si è conclusa con l'accertamento dell'infondatezza delle denunce e degli esposti presentati contro De Magistris.
Nelle circa 1.000 pagine della richiesta di archiviazione, si parla infatti di «insussistenza di illegittimità sostanziali e/o procedurali penalmente rilevanti ovvero di condotte abusive addebitabili nell'esercizio delle funzioni giudiziarie del De Magistris», e si sottolineano, invece, «i risultati investigativi ottenuti, la natura e la cadenza degli interventi subiti a causa della intensità ed incisività delle sue indagini; il complesso materiale probatorio acquisito ha consentito di riscontrare la bontà della sua azione inquirente, nonchè di ricostruire la sequenza ed il contenuto degli atti procedimentali appurandone la correttezza formale e sostanziale».
'ALLARMANTE COMMISTIONE'«Il contesto giudiziario in cui si è trovato ad operare il pm Luigi De Magistris negli anni della sua permanenza a Catanzaro appare connotato da un'allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura». Lo afferma la Procura della Repubblica di Salerno, nel provvedimento con cui ha chiesto l'archiviazione nei confronti di De Magistris.
I magistrati titolari dell'inchiesta evidenziano nel provvedimento di richiesta di archiviazione «la pressante attività di interferenza alle indagini posta in essere dai vertici della Procura della Repubblica di Catanzaro, e resasi sempre più manifesta con il progressivo intensificarsi delle investigazioni da parte del pm De Magistris. Alle continue ingerenze sull'attività inquirente è risultata connessa, secondo una singolare cadenza cronologica - è scritto ancora nel provvedimento - la trasmissione di continue denunce e segnalazioni agli organi disciplinari ed alla Procura di Salerno».
Nella richiesta di archiviazione si legge ancora che «dagli accertamenti investigativi condotti sono emersi fatti, situazioni concorrenti a delineare il difficile contesto ambientale nel quale De Magistris si è trovato a svolgere le funzioni inquirenti, i legami tra i vertici dell'Ufficio giudiziario di Catanzaro, difensori ed indagati, gli interessi sottostanti alle vicende oggetto dei procedimenti da lui trattati, le condotte di interferenza ed ostacolo al suo operato. Difficile contesto ambientale reiteratamente denunciato dal pm nelle sedi istituzionali».Secondo la Procura di Salerno, «le reiterate ed approfondite audizioni del dottore De Magistris, lo studio delle relazioni che, nel tempo, hanno accompagnato le sue attività investigative, l'esame delle numerose fonti dichiarative assunte e del materiale documentale acquisito a riscontro hanno consentito di ricostruire in punto di fatto il contesto storico-ambientale in cui egli ha operato negli anni della sua permanenza presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, l'oggetto delle sue indagini, le ragioni delle pressioni ed interferenze subite all'esterno e all'interno di un ambito giudiziario risultato fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura».
I due magistrati di Salerno scrivono inoltre che «l'oggetto di indagini svolte da De Magistris, coinvolgenti pubblici amministratori, politici, imprenditori, professionisti, magistrati, rappresentanti delle forze dell'ordine, le tecniche investigative impiegate, i risultati derivati dagli atti di indagine esperiti hanno finito, nel tempo, per esporre il sostituto procuratore di Catanzaro ad una serie articolata di azioni ostative al suo operato. Tra queste si inseriscono le svariate denunce in sede penale e le segnalazioni disciplinari di soggetti indagati e/o difensori, alle quali sono seguite interpellanze, interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali riguardanti le più rilevanti indagini condotte dal magistrato nei due periodi di permanenza a Catanzaro».
Dopo quasi un anno di indagini, secondo la Procura di Salerno si è pervenuti «ad un quadro ampio e completo dell'attività inquirente svolta da De Magistris e dalla polizia giudiziaria che lo ha coadiuvato, del contesto ambientale in cui ha operato, delle pressioni ed interferenze subite a causa dell'oggetto delle sue inchieste, delle iniziative adottate per determinarne il definitivo allontanamento dalla sede di Catanzaro e l'esautorazione dei poteri inquirenti».
Con riferimento all'inchiesta «Toghe lucane», la Procura di Salerno esprime «un giudizio di esclusione della configurabilità, in punto di fatto e di diritto, dei delitti di calunnia e diffamazione da parte del pm De Magistris». Le indagini effettuate farebbero emergere, al contrario, «l'evidente infondatezza e strumentalità delle gravi denunce presentate contro i magistrati di Potenza Iannuzzi, Pavese e Montemurro, nonchè del pm di Catanzaro De Magistris, con l'obiettivo di minare in concreto l'attendibilità di fondamentali fonti dichiarative accusatorie, screditarne la credibilità personale e professionale, esautorare il pubblico ministero procedente dallo svolgimento di eventuale, ulteriore e più incisiva attività investigativa».
La maxi-inchiesta condotta nei confronti del pm De Magistris dalla Procura salernitana, competente per reati a carico dei magistrati del distretto catanzarese, per i reati di calunnia, abuso d'ufficio e rivelazione di segreto d'ufficio, che ha avuto ad oggetto le condotte del magistrato nelle inchieste «Poseidone», «Why not» e «Toghe lucane» è durata diversi mesi, è stata condotta dal Reparto operativo del Comando provinciale dei carabinieri di Salerno, e ne sono titolari il procuratore della Repubblica di Salerno Luigi Apicella ed il sostituto procuratore Gabriella Nuzzi, e si è conclusa con l'accertamento dell'infondatezza delle denunce e degli esposti presentati contro De Magistris.
Nelle circa 1.000 pagine della richiesta di archiviazione, si parla infatti di «insussistenza di illegittimità sostanziali e/o procedurali penalmente rilevanti ovvero di condotte abusive addebitabili nell'esercizio delle funzioni giudiziarie del De Magistris», e si sottolineano, invece, «i risultati investigativi ottenuti, la natura e la cadenza degli interventi subiti a causa della intensità ed incisività delle sue indagini; il complesso materiale probatorio acquisito ha consentito di riscontrare la bontà della sua azione inquirente, nonchè di ricostruire la sequenza ed il contenuto degli atti procedimentali appurandone la correttezza formale e sostanziale».
'ALLARMANTE COMMISTIONE'«Il contesto giudiziario in cui si è trovato ad operare il pm Luigi De Magistris negli anni della sua permanenza a Catanzaro appare connotato da un'allarmante commistione di ruoli e fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura». Lo afferma la Procura della Repubblica di Salerno, nel provvedimento con cui ha chiesto l'archiviazione nei confronti di De Magistris.
I magistrati titolari dell'inchiesta evidenziano nel provvedimento di richiesta di archiviazione «la pressante attività di interferenza alle indagini posta in essere dai vertici della Procura della Repubblica di Catanzaro, e resasi sempre più manifesta con il progressivo intensificarsi delle investigazioni da parte del pm De Magistris. Alle continue ingerenze sull'attività inquirente è risultata connessa, secondo una singolare cadenza cronologica - è scritto ancora nel provvedimento - la trasmissione di continue denunce e segnalazioni agli organi disciplinari ed alla Procura di Salerno».
Nella richiesta di archiviazione si legge ancora che «dagli accertamenti investigativi condotti sono emersi fatti, situazioni concorrenti a delineare il difficile contesto ambientale nel quale De Magistris si è trovato a svolgere le funzioni inquirenti, i legami tra i vertici dell'Ufficio giudiziario di Catanzaro, difensori ed indagati, gli interessi sottostanti alle vicende oggetto dei procedimenti da lui trattati, le condotte di interferenza ed ostacolo al suo operato. Difficile contesto ambientale reiteratamente denunciato dal pm nelle sedi istituzionali».Secondo la Procura di Salerno, «le reiterate ed approfondite audizioni del dottore De Magistris, lo studio delle relazioni che, nel tempo, hanno accompagnato le sue attività investigative, l'esame delle numerose fonti dichiarative assunte e del materiale documentale acquisito a riscontro hanno consentito di ricostruire in punto di fatto il contesto storico-ambientale in cui egli ha operato negli anni della sua permanenza presso la Procura della Repubblica di Catanzaro, l'oggetto delle sue indagini, le ragioni delle pressioni ed interferenze subite all'esterno e all'interno di un ambito giudiziario risultato fortemente condizionato dal perseguimento di interessi extragiurisdizionali, anche di illecita natura».
I due magistrati di Salerno scrivono inoltre che «l'oggetto di indagini svolte da De Magistris, coinvolgenti pubblici amministratori, politici, imprenditori, professionisti, magistrati, rappresentanti delle forze dell'ordine, le tecniche investigative impiegate, i risultati derivati dagli atti di indagine esperiti hanno finito, nel tempo, per esporre il sostituto procuratore di Catanzaro ad una serie articolata di azioni ostative al suo operato. Tra queste si inseriscono le svariate denunce in sede penale e le segnalazioni disciplinari di soggetti indagati e/o difensori, alle quali sono seguite interpellanze, interrogazioni parlamentari, ispezioni ministeriali riguardanti le più rilevanti indagini condotte dal magistrato nei due periodi di permanenza a Catanzaro».
Dopo quasi un anno di indagini, secondo la Procura di Salerno si è pervenuti «ad un quadro ampio e completo dell'attività inquirente svolta da De Magistris e dalla polizia giudiziaria che lo ha coadiuvato, del contesto ambientale in cui ha operato, delle pressioni ed interferenze subite a causa dell'oggetto delle sue inchieste, delle iniziative adottate per determinarne il definitivo allontanamento dalla sede di Catanzaro e l'esautorazione dei poteri inquirenti».
Con riferimento all'inchiesta «Toghe lucane», la Procura di Salerno esprime «un giudizio di esclusione della configurabilità, in punto di fatto e di diritto, dei delitti di calunnia e diffamazione da parte del pm De Magistris». Le indagini effettuate farebbero emergere, al contrario, «l'evidente infondatezza e strumentalità delle gravi denunce presentate contro i magistrati di Potenza Iannuzzi, Pavese e Montemurro, nonchè del pm di Catanzaro De Magistris, con l'obiettivo di minare in concreto l'attendibilità di fondamentali fonti dichiarative accusatorie, screditarne la credibilità personale e professionale, esautorare il pubblico ministero procedente dallo svolgimento di eventuale, ulteriore e più incisiva attività investigativa».
martedì 3 giugno 2008
Da Casal di Principe e’ iniziato l’attacco al cuore dello Stato

La strategia è fin troppo chiara e, semmai qualcuno avesse potuto alimentare ancora qualche dubbio, l’assassinio del collaboratore di giustizia Michele Orsi, avvenuto a Casal di Principe, si pone come un suggello definitivo su quanto è in atto non solo a Casale ma ben oltre la Provincia casertana. Il clan dei Casalesi ha sferrato un preciso attacco al cuore dello Stato con omicidi ed azioni di stampo terrosistico orientate all’eliminazione di ogni possibile oppositore e alla diretta o indiretta intimidazione della cittadinanza attiva. La sentenza di secondo grado del processo “Spartacus ” si avvicina e le figure storiche del clan Francesco, Sandokan, Schiavone, Francesco Bidognetti, entrambi in carcere, alle quali si aggiungono i latitanti Michele Zagaria e Antonio Iovine hanno paura delle condanne definitive e, prendendo atto come l’azione intimidatoria che in principio avevano pensato non ha sortito alcun effetto, ricordiamo proprio le minacce rivolte alla giornalista Rosaria Capacchione, al pm Raffaele Cantone e allo scrittore Roberto Saviano contenute nella lettera letta nell’aula del tribunale napoletano da un avvocato difensore proprio durante lo svolgimento del processo, hanno deciso di innalzare i toni dello scontro dando luogo ad una serie di omicidi per far comprendere come, nonostante l’azione repressiva messa in atto dalle forze dell’ordine e gli slogan ripetuti in occasione di ogni particolare manifestazione proprio dai rappresentanti dello Stato, il territorio sia ancora sotto il loro pieno controllo.
L’omicidio di Michele Orsi, che avrebbe dovuto comparire davanti ai giudici proprio giovedì prossimo per riferire su trame illecite sul traffico dei rifiuti in Campania, giudizio che vede coinvolto anche l’ex ministro della commissione di vigilanza Rai Mario Landolfi, si aggiunge a quelli di Umbero Bidognetti, padre del collaboratore di giustizia Domenico, dell’imprenditore Domenico Noviello che aveva denunciato e fatto arrestare i propri estorsori alcuni anni fa e al ferimento, avvenuto a meno di ventiquattr’ore di distanza a Villaricca, un paese del napoletano, della venticinquenne Francesca Carrino, nipote della collaboratrice Anna e compagna di vita di Francesco Bidognetti, nota oramai alle cronache nazionali per aver pubblicamente preso le distanze nei confronti del clan e che sta aiutando i giudici inquirenti a chiarire molti retroscena inquietanti.
Se a ciò aggiungiamo anche la distruzione dell’azienda di materassi con un incendo doloso dell’imprenditore Pietro Russo, presidente dell’associazione antiracket di S.Maria C.V., e della lettera di Angela Pagano, vedova di Umberto e madre del collaboratore Domenico, con la quale ha invitato proprio quest’ultimo a terminare la via del pentitismo, si comprende come il tutto sia il frutto di una strategia studiata a tavolino con la quale si vuole instaurare un clima di terrore che crei dei contraccolpi anche tra gli inquirenti che, da un po di tempo, si stanno dedicando, giustamente, soprattutto ad un’azione di contrasto nei confronti degli enormi patrimoni illecitamente accumulati da questa forza criminale e alla ricerca dei due latitanti Iovine e Zagaria il cui eventuale arresto, “potrebbe mettere in discussione addirittura il futuro dell’organizzazione”.
La Commissione Parlamentare antimafia uscente, con la sua relazione conclusiva, aveva indicato come l’apparente calma non doveva trarre in inganno e di come la strategia “chirurgica, fino ad allora adottata dal clan, “caratterizzata da un bassissimo livello di omicidi e di violenza, si sarebbe potuta evolvere con gravi fatti di sangue”.
Ma anche quest’analisi, così come tutte quelle meritevoli di considerazione, sembra aver stimolato solo alcuni addetti ai lavori e per nulla preoccupato la rappresentanza politica che continua a considerare, o preferisce farlo, la malavita casertana un fenomeno folkloristico locale che va semplicemente contenuto così come in passato è avvenuto a Napoli per il contrabbando. Nessun seguito sembra aver avuto, anche l’indicazione che si legge sempre nella medesima relazione della Commissione, sulla “strana compravendita di terreni avvenuta nella zona di Villa Literno successivamente affittati al Commissariato di Governo per il ricovero provvisorio di ecoballe da parte di soggetti che sono risultati, in molti casi, imparentati ad esponenti del clan”.
A conclusione di ciò va aggiunto che la giornata del primo giugno si sarebbe dovuta ressere una giornata di riflessione dedicata ai testimoni di giustizia che hanno deciso di lottare, in silenzio, in favore di quei principi che hanno ispirato i Padri costituenti sessant’anni fa quando, finalmente, anche questo Paese iniziò ad essere regolato da una Costituzione democratica. Una tappa di avvicinamento alla festa del due giugno che aveva visto l’arrivo a Casal di Principe di una delegazione di Libera Piemonte che insieme al coordinamento casertano rappresentato da Valerio Taglione, al comitato “Don Peppe Diana” voleva offire la propria solidarietà ai collaboratori di giustizia. “Una festa” alla quale avevano preso parte, raccontando le propria storia, anche Bruno Piazzese e Pino Mascari, e che tale non è potuta essere perché proprio qualche istante dopo l’omicidio di Orsi, nel ristorante dove si stava concludendo l’incontro si è precipitata una rappresentanza delle forze dell’ordine che ha invitato tutti i commensali ad abbandonare il luogo perché da quel momento, queste sono state le serafiche parole, “non poteva essere garantita loro nessuna sicurezza”.
Oramai è chiaro che per questo territorio, per l’intera regione Campania non servono solo analisi ma azioni concrete per estirpare definitivamente un cancro in metastasi, che ha irrimediabilmente coinvolto una rappresentanza trasversale di tutta la Società. Non possiamo più accettare e giustificare l’impotenza di uno Stato incapace di assicurare l’incolumità ai propri cittadini e che li invita, così com’è successo alle delegazioni dell’associazione Libera, ad abbandonare un luogo del Paese proprio come se ci si trovasse su uno scenario di guerra ritornando così indietro di sessant’anni.
di Pietro Nardiello
lunedì 3 marzo 2008
IL PROGRAMMA POLITICO CHE VORREMMO

A 40 giorni circa dal nuovo appuntamento elettorale che chiamerà nuovamente noi tutti alla “scelta” del prossimo Governo della ns. amata ma bistrattata ITALIA, stiamo assistendo un ennesimo "balletto televisivo", alle soglie dell'inverosimile, dei potenziali premier.
Tutti i soliti “volti” che continuano a ripetere l’avvento del NUOVO PARTITO; cosa ci sia di nuovo ancora non riusciamo a vederlo.
Mi chiedo se siamo tutti ciechi ?!?
Tutti i vari premier parlano di INNOVAZIONE, FAMIGLIA, SANITA’, ISTRUZIONE, IMPRESA, LAVORO, ECC.
Ma tutti questi “volti nuovi” che però hanno affollato il “transatlantico” del Parlamento Italiano, cosa hanno fatto negli anni precedenti ??? Erano, per caso, impegnati alla spartizione del POTERE POLITICO oppure alla programmazione del proprio aumento del compenso di parlamentare ??? Pensare che gli occupanti degli scranni del Parlamento dovrebbero essere ONOREVOLI e “degni di onore”, sin dall’antica Roma quando durante le elezioni il candidato veniva chiamato in questo modo per la veste bianca che indossava, simbolo di integrità morale. D’altro canto la parola onorevole deriva dal latino “honor” e ha lo stessa etimologia di “honos” da cui deriva l’aggettivo onesto. In questi termini non si rispecchia solo il rispetto per le “alte autorità dello Stato”, ma ad essi richiamano anche l’integrità del personaggio politico in questione.
Ma è tanto difficile smettere di esprimersi in POLITICHESE e rendersi conto le famiglie tra breve daranno corso ad una rivoluzione civile ?
Per la sete di potere e di voti si rinnega il proprio curriculum politico, si rinnega l’appena trascorso percorso professional-politico, si cerca di nascondere i “cugini” scomodi, si cerca di “taroccare” i dati dell’inflazione e chi più ne ha più ne metta.
Tutti parlano che essere dirigenti politici significa dare risposte chiare e concrete.
Ebbene, benché ancor tutti i partiti politici non hanno pubblicato i loro PROGRAMMI DI GOVERNO e non volendo assurgere a DIRIGENTI POLITICI esprimiamo il ns. programma di indirizzo politico; i lettori facciano tesoro e riflettano nello scuro delle urne elettorali a chi potrebbe portare a termine questi pochi ma significanti punti programmatici:
1. Le AUTO BLU costano circa 90 MLD di Euro tra acquisto, ammortamento, spese di gestione; eliminandole si potrebbe destinare questa somma o parte di essa per l’ammodernamento delle scuole pubbliche fatiscenti ed in parte non conformi ai dettami della 626;
2. Riduzione dei costi notarili adeguandoci ai costi più bassi degli avvocati; tra l’altro quest’ultimi sono numericamente maggiori delle gocce presenti nel mare; si potrebbero distribuire ingenti somme di denaro a tanti avvocati che oggi non riescono a “crescere” economicamente per l’alto numero degli iscritti all’ordine;
3. I futuri Onorevoli DEVONO pagarsi i vari corsi di lingue, di sommelier, ecc che costano circa € 3.000.000,00 all’anno a noi AFFAMATI contribuenti; con queste somme si potrebbe prestare migliore manutenzione e messa in sicurezza delle auto in dotazione alle Forze dell’Ordine;
4. I costi relativi ai Body Guards e alle auto di scorta dei politici devono essere sostenuti dai politici stessi, se ne hanno bisogno poiché se fino a ieri l’onorevole era un uomo normale non vedo il perché debba camminare con la scorta; la scorta diamola ai magistrati che combattono contro la ‘ndrangheta o mafia;
5. Il portaborse deve essere pagato dall’onorevole, alla stregua di un suo dipendente, e non da noi poveri contribuenti; con quei soldi aumentiamo le pensioni minime poiché parliamo di oltre € 32.000.000,00 all’anno !
6. Riduciamo i MEGA INGAGGI della rete televisiva nazionale in maniera tale da eliminare il CANONE RAI; ulteriore balzello a carico di noi poveri italiani;
7. Limitare il numero dei consulenti degli Onorevoli devolvendo i relativi costi all’aumento dello straordinario per i militari delle Forze dell’Ordine, limitando il fenomeno delinquenziale;
8. Inserire nuovamente l’I.V.A. al 32 % per i beni voluttuari per diminuire l’imposizione sui generi di prima necessità per le fasce più deboli; l’I.V.A. sui generi di prima necessità dovrebbe scendere al 4%.
9. Rendere deducibile fiscalmente ogni spesa familiare per ridurre l’evasione fiscale; se fosse possibile dedurre anche il taglio dei capelli, tutti quanti richiederebbero la ricevuta fiscale o lo scontrino fiscale;
10. Per ridurre lo strapotere dei commercianti cinesi introduciamo nuovamente il dazio doganale; maggiori introiti per lo stato italiano e riduzione del divario tra merci italiane e cinesi;
11. Certezza della pena anche per i politici – DURA LEX SED LEX;
12. Riduzione dell’accisa per il carburante tramite l’aumento della stessa imposizione sui carburanti venduti agli YACHTS i quali, verosimilmente NON PAGANO NE’ IVA, NE’ ACCISA;
13. Eliminazione dei finanziamenti ai partiti CON I SOLDI DEI CONTRIBUENTI;
14. Istituzione di COMITATI CIVICI per il collaudo ed il controllo della buona esecuzione delle opere pubbliche.
martedì 8 gennaio 2008
IL CASO IMMONDIZIA NAPOLI

ANSA - 2008-01-08 21:17
RIFIUTI, ARRIVA DE GENNARO DIFESA OFFRE SITI MEZZI E UOMINI
Un'altra giornata di tensioni e violenze nella guerra di Napoli contro la discarica. Momenti difficili non solo nei pressi di Contrada Pisani a Pianura ma anche nelle zone vicine, a Pozzuoli, e a Quarto dove oggi l'intervento delle forze dell'ordine, 'entrate' in via Campana, ha consentito di liberare la città dall'isolamento nel quale era piombata nelle ultime 48 ore. Ma fronti difficili si annunciano nel resto della regione dove in alcuni dei comuni individuati dal piano del governo per ospitare discariche si annunciano proteste e opposizioni.
Domani il neo commissario per l'emergenza rifiuti, Gianni De Gennaro, sarà a Napoli. A lui sarà affidata l'ultima decisione su Pianura, a cui oggi non si è fatto cenno nella conferenza stampa di Prodi, e sulla cui riapertura aleggia un alone di suspense.
La giornata era iniziata a Pianura (in serata è stato anche aggredito il presidente della municipalità di Pianura-Soccavo, Fabio Tirelli) all'insegna della tensione per gli incidenti della notte dopo l'annuncio del commissario straordinario, Umberto Cimmino, che la discarica sarebbe stata comunque realizzata. I manifestanti hanno dato fuoco a due autobus, la polizia ha caricato, sono state bloccate le strade tra cumuli di rifiuti in fiamme mentre molotov e sassi venivano lanciati contro i vigili del fuoco che cercavano di spegnere i roghi. Violenze anche contro operatori televisivi. Manifestanti violenti, una minoranza rispetto ai pacifici oppositori della riapertura della discarica, hanno poi bloccato tre autobus nella vicina Pozzuoli costringendo i passeggeri a scendere e mettendo i mezzi di traverso per bloccare la circolazione. Qualche ora dopo, in località Monterusciello, un autobus è stato dato alle fiamme, altri mezzi sono stati bloccati dai manifestanti, un'auto della Stradale danneggiata, due poliziotti contusi e medicati. Uno scenario di tensione permanente: tafferugli sono seguiti alla rimozione da parte delle forze dell'ordine di un blocco sulla rampa di immissione della Tangenziale di Napoli.
Un giovane di 23 anni, che impugnava l'asta di un segnale stradale divelto e con il volto parzialmente coperto da una sciarpa del Napoli, è stato arrestato. Sei agenti della stradale e del commissariato di Pozzuoli, mentre tentavano di soccorrere una donna vittima di un malore sono stati affrontati da alcuni manifestanti. Nella colluttazione hanno riportato contusioni e lievi escoriazioni. A Napoli città sono numerose le strade nelle quali la spazzatura è abbandonata da giorni, in alcuni casi in putrefazione. Una scuola media, la Tito Livio, in una zona bene della città, quella di Chiaia, appare, come denuncia il presidente della circoscrizione, Fabio Chiosi, completamente accerchiata dalla spazzatura.. In Campania si annunciano nuovi fronti di protesta all' apertura di discariche. "Sono - dice il sindaco di Terzigno, Domenico Auricchio - contrario alla decisione del governo di rimettere in funzione questa discarica nel nostro paese". No secco anche dalla provincia di Avellino. "Una decisione che impugneremo con determinazione e civiltà per difendere il nostro territorio". E' la reazione del sindaco di Savignano Irpino (Avelino), Oreste Ciasullo. "Più che arrabbiato sono mortificato", dice il primo cittadino di Sant'Arcangelo Trimonte (Benvento), Aldo Giangregorio. "Il comune di Serre - ricorda il sindaco Palmiro Cornetta - è da un pezzo che dà la sua massima disponibilità per fronteggiare l'emergenza accogliendo l'immondizia prodotta dai comuni della regione".
"Questa è storia della Repubblica Italiana, per la quale UOMINI hanno versato il proprio sangue".
Signori, da quello che quotidianamente leggo, ritengo, dal mio modestissimo punto di vista, che siamo alle porte di una nuova "Rivoluzione sociale".
Mi auguro che coloro i quali sono deputati al miglioramento del "Viver civile" possano intendere i "messaggi subliminali" espressi dalla cittadinanza tutta.
Ad Maiora
Marco Limoncelli
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mercoledì 17 ottobre 2007
PINO MASCIARI DAY - MEETUP CALABRESI. DALLE PAROLE AI FATTI.
SIAMO LIETI DI PARTECIPARE AD UN MERAVIGLIOSO APPUNTAMENTO ORGANIZZATO DAI MEETUP CALABRESI.
Domenica 28 ottobre a Catanzaro presso il Villaggio Guglielmo di Copanello di Stalettì (CZ), "gli Amici di Pino Masciari" hanno deciso di dedicare una giornata a Pino Masciari e alla sua famiglia in occasione dell'anniversario dei 10 anni di esilio ed allontanamento dalla sua terra a seguito della volontà di denunciare il sistema mafioso che lo rendeva vittima.
Pino Masciari, limpido imprenditore calabrese ha avuto la forza e la moralità di denunciare il racket della criminalità organizzata affidandosi alle leggi dello Stato e diventando cardine centrale di principali processi contro la 'ndrangheta e le istituzioni corrotte.
Il 17 ottobre 1997 Pino Masciari, sua moglie e i due figli entrano nel programma di protezione e in questi dieci anni sono stati privati innanzitutto della dignità e dei diritti elementari dovuti ad ogni cittadino.
Chiunque in questi anni ha conosciuto Pino Masciari e la sua storia non è più riuscito a esserne indifferente. Questa iniziativa è il risultato dell'elaborazione dell'indignazione che ne è scaturita.
Singoli cittadini ed esponenti di diverse realtà acolpo.ssociative si uniscono sotto un'unica definizione: "gli Amici di Pino Masciari", così lo affiancheranno durante la giornata del 28/10 per porre pubblicamente riflessioni, proposte e richieste.
E' intenzione della giornata dunque, unire tutte le forze vicine a Pino Masciari, tessendo una nuova Rete tra i cittadini, gli imprenditori e le personalità istituzionali, in particolare tra chi nelle Istituzioni ha operato e continua ad operare per evitare che vengano danneggiati quanti compiono la scelta di stare al servizio della legalità e dello Stato Democratico.
C'è innanzitutto un uomo e la sua famiglia e bisogna divulgare la loro storia per creare COSCIENZA, affinché un decennio di sacrificio diventi RISORSA e ne sia reso il giusto merito.
C'è un messaggio pregno di senso civico, un esempio da seguire come cittadini e come lavoratori, di lotta alla criminalità organizzata, che sarà dibattuto con altri imprenditori che vogliono ribellarsi al ricatto e all'infamia.
C'è una società civile che non vuole e non accetta vicende come quella di Pino Masciari e che vuole pertanto dialogo, approfondimento e concertazione con le Istituzioni invitate.
Sarà l'occasione per poter lavorare insieme proficuamente con rinnovate energie.
PROGRAMMA (work in progress)
h 15:00 Video Introduttivo: "Pirateria"
h 15:05 Introduzione: Perchè questa giornata.
h 15:10 Video: "Dieci anni sotto protezione: l'imprenditore Pino Masciari"
h 15:30 Testimonianze: "Altri imprenditori si raccontano"
h 16.30 Intervento di Pino Masciari
h 17:00 Interventi e dibattito con Don Ciotti/Giancarlo Caselli/Nicola Gratteri
h 19.00 Spettacolo teatrale: "Legàmi" del regista Francesco Pileggi, realizzato dagli studenti del laboratorio teatrale del comune di Lamezia Terme.
h 20.00 Buffet
Invitati all'incontro:
Don Luigi Ciotti - Presidente di Libera
On. Marco Minniti - Viceministro all'Interno
On. Ettore Rosato - Sottosegretario all'Interno
On. Francesco Forgione - Presidente Commissione Antimafia
On. Giuseppe Lumia - Vicepresidente Commissione Antimafia
On. Angela Napoli - Presidente Comitato Testi Commissione Antimafia
On. Maria Grazia Laganà - Componente Commissione Antimafia
On. Mario Tassone - Vicepresidente Commissione Antimafia
Dott. Giancarlo Caselli - Procuratore Generale Piemonte e Val D'Aosta
On. Antonio Di Pietro - Ministro Infrastrutture
Prefetto Raffaele Lauro - Commissario di Governo per le iniziative antiraket e usura
On. Brunello Censore - Consigliere regionale Calabria e componente Comm. Antimafia Regionale
Dott. Antonio De Masi - Capogruppo Ds Prov Vibo Valentia
Dott. Nicola Gratteri - Sostituto Procuratore DDA di Reggio Calabria
Organizzatori:
Meetup "Amici di Beppe Grillo" di:
- Catanzaro
- Cosenza
- Crotone
- Vibo Valentia
- Reggio Calabria
- Torino
Associazioni e gruppi che finora hanno aderito:
- Hacklab Catanzaro
- Associazione Acmos
- Libera Piemonte
- Rita Atria
- Ammazzateci tutti
- Addio Pizzo
- Ezechiele 37
- Associazione Antiraket Lamezia
- May Day Calabria
- Il circolo delle libertà di Catanzaro
- Calabrialibre
IL MONDO DEI GIOVANI SI MUOVE E' NON E' SOLO PAROLE !!!
TUTTI INSIEME PER IL MALGOVERNO ED IL MALAFFARE !!!
Domenica 28 ottobre a Catanzaro presso il Villaggio Guglielmo di Copanello di Stalettì (CZ), "gli Amici di Pino Masciari" hanno deciso di dedicare una giornata a Pino Masciari e alla sua famiglia in occasione dell'anniversario dei 10 anni di esilio ed allontanamento dalla sua terra a seguito della volontà di denunciare il sistema mafioso che lo rendeva vittima.
Pino Masciari, limpido imprenditore calabrese ha avuto la forza e la moralità di denunciare il racket della criminalità organizzata affidandosi alle leggi dello Stato e diventando cardine centrale di principali processi contro la 'ndrangheta e le istituzioni corrotte.
Il 17 ottobre 1997 Pino Masciari, sua moglie e i due figli entrano nel programma di protezione e in questi dieci anni sono stati privati innanzitutto della dignità e dei diritti elementari dovuti ad ogni cittadino.
Chiunque in questi anni ha conosciuto Pino Masciari e la sua storia non è più riuscito a esserne indifferente. Questa iniziativa è il risultato dell'elaborazione dell'indignazione che ne è scaturita.
Singoli cittadini ed esponenti di diverse realtà acolpo.ssociative si uniscono sotto un'unica definizione: "gli Amici di Pino Masciari", così lo affiancheranno durante la giornata del 28/10 per porre pubblicamente riflessioni, proposte e richieste.
E' intenzione della giornata dunque, unire tutte le forze vicine a Pino Masciari, tessendo una nuova Rete tra i cittadini, gli imprenditori e le personalità istituzionali, in particolare tra chi nelle Istituzioni ha operato e continua ad operare per evitare che vengano danneggiati quanti compiono la scelta di stare al servizio della legalità e dello Stato Democratico.
C'è innanzitutto un uomo e la sua famiglia e bisogna divulgare la loro storia per creare COSCIENZA, affinché un decennio di sacrificio diventi RISORSA e ne sia reso il giusto merito.
C'è un messaggio pregno di senso civico, un esempio da seguire come cittadini e come lavoratori, di lotta alla criminalità organizzata, che sarà dibattuto con altri imprenditori che vogliono ribellarsi al ricatto e all'infamia.
C'è una società civile che non vuole e non accetta vicende come quella di Pino Masciari e che vuole pertanto dialogo, approfondimento e concertazione con le Istituzioni invitate.
Sarà l'occasione per poter lavorare insieme proficuamente con rinnovate energie.
PROGRAMMA (work in progress)
h 15:00 Video Introduttivo: "Pirateria"
h 15:05 Introduzione: Perchè questa giornata.
h 15:10 Video: "Dieci anni sotto protezione: l'imprenditore Pino Masciari"
h 15:30 Testimonianze: "Altri imprenditori si raccontano"
h 16.30 Intervento di Pino Masciari
h 17:00 Interventi e dibattito con Don Ciotti/Giancarlo Caselli/Nicola Gratteri
h 19.00 Spettacolo teatrale: "Legàmi" del regista Francesco Pileggi, realizzato dagli studenti del laboratorio teatrale del comune di Lamezia Terme.
h 20.00 Buffet
Invitati all'incontro:
Don Luigi Ciotti - Presidente di Libera
On. Marco Minniti - Viceministro all'Interno
On. Ettore Rosato - Sottosegretario all'Interno
On. Francesco Forgione - Presidente Commissione Antimafia
On. Giuseppe Lumia - Vicepresidente Commissione Antimafia
On. Angela Napoli - Presidente Comitato Testi Commissione Antimafia
On. Maria Grazia Laganà - Componente Commissione Antimafia
On. Mario Tassone - Vicepresidente Commissione Antimafia
Dott. Giancarlo Caselli - Procuratore Generale Piemonte e Val D'Aosta
On. Antonio Di Pietro - Ministro Infrastrutture
Prefetto Raffaele Lauro - Commissario di Governo per le iniziative antiraket e usura
On. Brunello Censore - Consigliere regionale Calabria e componente Comm. Antimafia Regionale
Dott. Antonio De Masi - Capogruppo Ds Prov Vibo Valentia
Dott. Nicola Gratteri - Sostituto Procuratore DDA di Reggio Calabria
Organizzatori:
Meetup "Amici di Beppe Grillo" di:
- Catanzaro
- Cosenza
- Crotone
- Vibo Valentia
- Reggio Calabria
- Torino
Associazioni e gruppi che finora hanno aderito:
- Hacklab Catanzaro
- Associazione Acmos
- Libera Piemonte
- Rita Atria
- Ammazzateci tutti
- Addio Pizzo
- Ezechiele 37
- Associazione Antiraket Lamezia
- May Day Calabria
- Il circolo delle libertà di Catanzaro
- Calabrialibre
IL MONDO DEI GIOVANI SI MUOVE E' NON E' SOLO PAROLE !!!
TUTTI INSIEME PER IL MALGOVERNO ED IL MALAFFARE !!!
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